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Sant' Alfonso de Orozco Sacerdote agostiniano

19 settembre

Orozco, Spagna, 17 ottobre 1500 - Madrid, 19 settembre 1591

Nacque a Orozco, nella provincia spagnola di Toledo il 17 ottobre 1500. Entrò nel noviziato agostiniano a Salamanca dove fu accolto dal superiore Tommaso da Villanova futuro santo. Indossò l'abito agostiniano assieme al fratello la vigilia di Pentecoste del 1522 e venne ordinato sacerdote intorno al 1527 per ordine dei suoi superiori, nonostante fosse stato duramente provato nello spirito e nel corpo. Scrittore e omileta di fama, coltivò una spiccata devozione alla Vergine. Benché già predicatore alla corte del re di Spagna, preferiva parlare alle religiose e alla gente povera e semplice e anche negli ospedali e nelle carceri. Fu priore in vari conventi e numerosi ne fece erigere, sia maschili che femminili. Nell'agosto del 1591 fu colpito da una forte febbre che lo condusse alla tomba il 19 settembre dello stesso anno . È stato canonizzato da Giovanni Paolo II il 19 maggio 2002. (Avvenire)

Etimologia: Alfonso = valoroso e nobile, dal gotico

Martirologio Romano: A Madrid in Spagna, sant’Alfonso de Orozco, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, predicatore ufficiale alla corte del re, si mostrò sempre austero e umile.


Alfonso, il santo agostiniano di origine spagnola, nacque ad Orozco il 17 ottobre del 1500, il secolo del Rinascimento, delle grandi invenzioni e delle scoperte. Dotato di fervida intelligenza frequentò con successo la celebre Università di Salamanca. Laureato in teologia, Alfonso confidò a suo fratello Francesco, agostiniano, il desiderio di entrare nel convento agostiniano di Salamanca, noto come «faro luminoso di santità e dottrina», come rileva la biografia del beato Alfonso, opera di Giuseppe Orengo, dal titolo Vita del Beato Alfonso d’Orozco sacerdote agostiniano della provincia di Castiglia (Roma 1880).
Amante della meditazione e della preghiera, Alfonso si avvicina sempre più al trascendente, così: «Chiuso in appartata cella per addestrarsi al tenore della vita monastica, nel silenzio, nel digiuno, nell’orazione, giocondava di gioia ineffabile, sconosciuta ai mondani, pregustata solo da coloro che sono chiamati al retaggio di quella terra, dove Iddio promise pace».
Raccontano le cronache del tempo  che una notte apparve al beato il Patriarca sant’Agostino, il quale «cinto dello splendore che indìa i Celesti, con piglio maestoso ed autorevole voce in sua favella gli fece solenne comandamento di aggiungersi al fratello nella claustrale dimora».
Frequenti le tentazioni e gli assalti del male alla sua anima, ma il beato, forte della sua fede in Cristo, vinse ogni battaglia ed entrò nel convento di Salamanca.
Padre Alfonso iniziò a predicare con grande capacità oratoria e di convinzione, venne dunque sempre più apprezzato dalle autorità e dalla popolazione. Mosso dalla fama e dalla santità del beato, il monarca Filippo II lo scelse come predicatore e suo consigliere. Principi e ministri gareggiavano per avere il consiglio e la guida spirituale di un uomo come padre Alfonso. Molte onorificenze gli furono offerte, ma il beato le rifiutò sempre.
Scrisse tre libri, le sue Confessioni, la sua autobiografia sull’esempio di sant’Agostino.
«Di fisionomia dolce e malinconica pareva un uomo nato apposta per fare il bene ed ispirarlo: pieno di grazia in ogni movenza, in ogni atteggio…». Il suo bene raggiungeva sia le anime di coloro che detenevano il potere, sia le classi povere.
Educato alla scuola del suo grande maestro, san Tommaso da Villanova (chiamato Padre dei poveri), il beato si adoperò per soccorrere indigenti e diseredati, visitando e portando aiuto ai malati nei ricoveri e ai prigionieri delle carceri.
Spesso Filippo II tolse il padre agostiniano dai debiti, contratti copiosamente per sollevare i suoi figli, i poveri che incontrava a Madrid, a Toledo, a Salamanca, a Talavera…
Dotato di straordinari doni, il beato riusciva a prevedere il futuro, così fu per «l’esito della battaglia navale combattuta nel 1555 allo stretto britannico, e pubblicò la vittoria riportata nel giorno stesso dalle forze marittime di Spagna sulla gallica flotta. Presagì del pari la sconfitta toccata nel 1560 dalla flotta cesarea sotto i duci Medina Celi e Giovanni Doria presso le coste barbaresche di Ceuta. Ad un santo Vescovo… rivelò che persecuzioni e travagli lo attendevano nell’America meridionale: gittato a Quito in un tetro carcere, conobbe a prova la veracità della predizione».
Dopo una vita interamente spesa a soccorrere gli infelici, a frenare la prepotenza dei potenti, a scuotere i cuori più insensibili, padre Alfonso morì il 19 settembre 1591.


Autore:
Cristina Siccardi

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Aggiunto/modificato il 2011-12-10

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