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Card. Henri de Lubac

Testimoni

1896 - 1991


"Senza pretendere di tracciare strade nuove al pensiero, ho piuttosto cercato, senza alcun passatismo, di far conoscere alcuni dei grandi luoghi della tradizione cattolica. Ho voluto farla amare, mostrarne la fecondità sempre attuale." Riportare alla luce il pensiero dei Padri della Chiesa nella sua purezza ed indicarne la ricchezza e la vitalità che da esso potevano trarne i teologi, gli uomini di Chiesa e quanti fossero alla ricerca della verità è stato l'intento di tutta la vita di padre de Lubac (1896-1991) come lui stesso affermò in diverse circostanze nel corso della sua intensa attività intellettuale e pastorale.
Uno tra i più grandi spiriti che hanno contribuito allo sviluppo della teologia contemporanea prima, durante e dopo la svolta del Concilio Vaticano II, per cui lavorò dopo essere stato chiamato in qualità di perito da papa Giovanni XXIII, si interessò alle problematiche e alle diverse realtà culturali ed ecclesiali che lo circondavano. Questo interesse è testimoniato dalle sue numerose e imponenti opere che pubblicò a partire dagli anni '30, quando insegnava presso le Facoltà Cattoliche di Lione, fino agli anni '80: opere come Cattolicismo. Aspetti sociali del dogma che ha la sua origine da alcune conferenze tenute a studenti asiatici sul dogma cattolico; Corpus mysticum sul rapporto tra Chiesa ed Eucaristia; degli anni della guerra è Il dramma dell'umanesimo ateo che assieme ai suoi studi su Proudhon testimonia la sua attenzione per la crisi spirituale dell'uomo moderno in occidente.
Nel periodo dell'occupazione tedesca si adopera insieme ad amici e compagni gesuiti a tenere vivo nei francesi il vero spirito cristiano contro gli ideali del nazismo e dell'antisemitismo attraverso i Cahiers du témoignage chrétien.
Ha collaborato per la stesura della collana di testi di autori cristiani antichi Sources chrétiennes che avrà enorme successo.
Surnaturel. Études historiques tratta il rapporto tra filosofia e teologia, fede e ragione: è un tema di cui si occupò a più riprese lungo tutto l'arco della vita e che gli procurò accuse di ogni genere dagli ambienti delle Facoltà Teologiche soprattutto a Roma e gravi incomprensioni da parte del Sant'Uffizio e delle autorità della Compagnia fino ad arrivare nel giugno del1950 alla sospensione dall'insegnamento insieme ad altri quattro padri gesuiti della Facoltà di Lyon-Fourvière da parte del P. Generale dei Gesuiti con la motivazione di "errori perniciosi su punti essenziali del dogma".
Pochi mesi dopo viene pubblicata l'enciclica Humani Generis di Pio XII che trattava delle correnti e delle tendenze culturali giudicate pericolose per l'integrità della dottrina cristiana e da molte parti il riferimento primo è P. de Lubac e la "nouvelle theologie" di cui è principale promotore. I suoi libri verranno ritirati dalla circolazione e a lui è proibito risiedere presso le case di formazione. Di questi anni travagliati, in cui avrà diversi spostamenti tra i quali anche un breve soggiorno a Cartagine, sono le opere sul Buddismo, Sulle vie di Dio, e voluminosi lavori sull'esegesi antica in Origene (Storia e spirito) e i padri del Medioevo (Esegesi Medievale).
Dopo quasi dieci anni ritorna all'insegnamento, viene nominato membro dell'Institut de France e partecipa, come già accennato sopra, ai lavori del Concilio come perito, soprattutto nella stesura delle Costituzioni dogmatiche. Durante questo periodo stringe una forte amicizia con Karol Wojtyla.
Nel frattempo si occupa, sotto incarico dei padri provinciali di Francia e con vari scritti, di p. Teilhard de Chardin difendendone l'ortodossia del pensiero. Viene nominato consultore del Segretariato per le religioni non cristiane e del Segretariato per i non credenti e va a far parte della Pontificia Commissione teologica internazionale. Negli anni dopo il Concilio si interessa della situazione di crisi che attraversa la Chiesa (Paradosso e mistero della Chiesa, La Chiesa nella crisi attuale, Les Églises particulières dans l'Église universelle). Pubblica anche uno studio su Pico della Mirandola e testi su Gioacchino da Fiore.
Nel 1983 Giovanni Paolo II lo nomina cardinale.
Già nel 1965 erano state pubblicate le corrispondenze da lui commentate tra Teilhard de Chardin e Blondel e tra quest'ultimo con Auguste Valensin, suoi amici. Ancora nel 1985 pubblica lo scambio epistolare commentato tra l'amico Gaston Fessard e Gabriel Marcel.
Sulla sua feconda attività di scrittore e studioso confessa nella sua Memoria intorno alle mie opere: "A quelli che mi domandano, con un po' di ironia, 'che cosa sto scrivendo', sono solito rispondere che non sono una macchina per fare libri. Come si è potuto notare, quasi tutto quello che ho scritto è avvenuto in seguito a circostanze spesso impreviste, in un ordine sparso e senza preparazione tecnica. [...] Io non ho mai avuto la pretesa di fare opera di sistemazione filosofica, né di sintesi teologica. Ma, lasciando ad altri dotati dei doni necessari questo duplice compito, anche recentemente, in modo più generale io mi richiamavo [...] alla grande tradizione della Chiesa intesa come l'esperienza di tutti i secoli cristiani che viene ad illuminare, orientare, dilatare la nostra meschina esperienza individuale, a proteggerla contro gli smarrimenti, ad approfondirla nello Spirito del Cristo, ad aprirle le vie dell'avvenire."


Fonte:
www.gesuiti.it

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Aggiunto/modificato il 2010-10-30

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