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Suor Maria di San Lorenzo (Maria Dagnino) Cappuccina di Madre Rubatto

Testimoni

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Voltri, Genova, 7 maggio 1874 – Alto Alegre, Brasile, 13 marzo 1901

Maria Dagnino, genovese di nascita, entrò molto giovane tra le Suore Terziarie Cappuccine di Loano (poi Suore Cappuccine di Madre Rubatto), prendendo il nome di suor Maria di San Lorenzo. Fu destinata alla missione di Montevideo, dalla quale partì il 6 maggio 1899 per la missione di Alto Alegre, nel Nord-Est del Brasile. Dotata di un carattere umile e amabile, si dedicò interamente all’educazione delle bambine e delle ragazze indigene. Rimase uccisa nel massacro compiuto da indios di varie tribù il 13 marzo 1901, nel quale perirono anche tre sacerdoti Cappuccini, un fratello laico Cappuccino, sei sue consorelle suore e due Terziari francescani, oltre a più di 250 fedeli. I resti mortali di quelli che sono diventati noti come i “martiri di Alto Alegre” (ossia i Cappuccini, le suore e i due collaboratori laici) sono stati traslati nella nuova chiesa di Barra do Corda, costruita nel 1951, a cinquant’anni dal massacro.



Provenienza e vocazione
Maria Dagnino nacque a Voltri, oggi quartiere di Genova ma all’epoca comune autonomo, il 7 maggio 1874; i suoi genitori erano Lorenzo Dagnino e Caterina Parodi.
Entrò molto giovane nell’istituto delle Suore Terziarie Cappuccine di Loano, precisamente nella casa madre di Genova: vestì l’abito religioso il 7 maggio 1897 e assunse il nome religioso di suor Maria di San Lorenzo, non cambiando di fatto il nome di Battesimo.
Pochi mesi dopo, fu destinata alle missioni dell’istituto in America del Sud: partì il 1° giugno per Montevideo, insieme alla consorella suor Maria Eleonora di Sant’Antonio. Con lei emise pure la professione religiosa, il 19 gennaio 1899, a Montevideo.

Inviata nella missione di Alto Alegre
Nel 1896, intanto, era stata impiantata definitivamente la missione dei Frati Minori Cappuccini della Provincia lombarda in Alto Alegre, nel Nord-Est del Brasile. Per l’educazione delle bambine del luogo, i Cappuccini pensarono di chiedere l’apporto di una congregazione femminile; tuttavia ricevettero molti rifiuti, anche da congregazioni già ben avviate.
Nell’aprile 1898 il Ministro generale dell’Ordine, padre Bernardo da Andermatt, si rivolse a madre Maria Francesca di Gesù, al secolo Anna Maria Rubatto, la fondatrice (beatificata nel 1993) delle Terziarie Cappuccine di Loano (oggi dette Suore Cappuccine di Madre Rubatto). Lei aderì immediatamente alla proposta e accompagnò di persona sei suore, tutte molto giovani, scelte tra le componenti della comunità di Montevideo.

Un commiato fra le lacrime
Una consorella descrisse così la partenza del gruppo, avvenuta il 6 maggio 1899 da Montevideo: «Avevamo appena finito il pranzo – fatto più di lagrime che di cibo – quando sentimmo arrivare le vetture. All’annuncio del loro arrivo, la Madre disse: “Subito in cappella, figlie, a prendere la benedizione di nostro Signore”. Allora tutte fummo intorno: noi che restavamo si piangeva, mentre le partenti, genuflesse vicino a lei, piene di fervore, fecero di sé consacrazione a Gesù dicendo: “Buon Gesù, eccoci dinanzi a Voi. Voi sapete dove andiamo e perché andiamo. Piuttosto di vederci venir meno nella fede, nel nostro servizio o nel nostro amore, fate che ci massacrino o prendeteci con Voi nel modo che a Voi piace”».

L’arrivo in Alto Alegre
Le suore partirono in piroscafo alla volta di Rio de Janeiro, ma arrivarono alla missione di San Giuseppe della Provvidenza il 28 giugno 1899, dopo oltre un mese di viaggio per mare, in battello e infine a cavallo, attraverso la foresta, tra disagi e pericoli di ogni tipo. A loro si aggregò una postulante, che in seguito divenne novizia.
Il 30 giugno 1899, quindi appena due giorni dopo l’arrivo delle suore, fu inaugurato l’istituto femminile per le bambine e le ragazze indie, che venivano nutrite, tenute pulite e istruite dalle suore.

Vita in missione
Suor Maria era molto amata dalle allieve del collegio e dalle consorelle, per il suo carattere dolce e sensibile. Era anche particolarmente abile nel ricamo.
Come le altre suore, aveva sviluppato un fortissimo legame con la Madre fondatrice, di cui sono testimonianza le sue lettere. Scriveva ad esempio il 20 settembre 1899, poco dopo che madre Maria Francesca era partita da Alto Alegre:
«La nostra cara Madre non sarà più in mezzo a noi, ad aiutarci, ad animarci e con le parole e con l’esempio… Noi resteremo qui sole nel pianto… ma abbiamo detto male a dire sole. Se ci lasciala cara Madre, ci resta però la cara Madonna, ci resta Gesù in Sacramento. A Lui le pene, a Lui gli sconforti narreremo della nostra vita. Oh si, finché ci rimarrà un tabernacolo, avremo pur anco la gioia, la forza, le grazie di cui abbisogniamo».
La sua profonda umiltà traspare invece da una lettera, sempre indirizzata alla fondatrice, datata 15 ottobre 1900:
«Di salute, non le dico come sto bene; basta sapere che sono contenta ecco la cosa. L’unica mia pena è di essere incapace, e poco buona per non dire bastante cattiva ma... devo scoraggiarmi? No, no. Madre, dirò con S. Agostino: oggi comincio, e se ricadrò, dirò ancora come tante altre volte: oggi comincio ancora, confidando nella bontà di Dio. Va bene così? Nelle mie frequenti cadute non ho altro conforto».

Uccisa nel massacro di Alto Alegre
Il 13 marzo 1901, verso le cinque del mattino, la missione di San Giuseppe della Provvidenza fu attaccata da un gruppo di indios armati. Primo a cadere fu padre Zaccaria da Malegno, mentre stava celebrando la Messa nella chiesetta della missione.
Secondo la testimonianza di una bambina di dieci anni, trovata dai soldati e riportata alla missione, riferita da Lupercinio Maranhão nella sua lettera del 16 luglio 1901 a madre Maria Francesca, suor Eleonora e suor Maria si erano nascoste dietro un armadio insieme a padre Rinaldo da Paullo, il superiore della missione. Verso sera gli indios si accorsero che mancava proprio lui: lo trovarono e lo accoltellarono insieme alle due religiose.
Nella strage perirono quindi tre sacerdoti Cappuccini, un fratello laico Cappuccino, sette suore Cappuccine e due Terziari francescani, oltre a più di 250 fedeli, comprese quasi tutte le 44 bambine ospiti del collegio fondato dalle suore.

La memoria
I resti mortali di quelli che sono diventati noti come i “martiri di Alto Alegre” (ossia i Cappuccini, le suore e due collaboratori laici) sono stati traslati nella nuova chiesa di Barra do Corda costruita nel 1951, a cinquant’anni dal massacro.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2017-09-17

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