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Beato Silverio di San Luigi Gonzaga (Jaime Perucho Pontarró) Sacerdote Carmelitano Scalzo, martire

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Corroncui, Lérida, Spagna, 12 marzo 1864 - Lérida, Spagna, 20 agosto 1936

Jaime (in catalano, Jaume) Perucho Pontarró nacque il 12 marzo 1864 a Corroncui in Catalogna. Rimasto orfano di entrambi i genitori, lavorò sin da piccolo, sviluppando però anche un grande interesse per lo studio. Proprio grazie a questa inclinazione andò a studiare nel Seminario di Lérida. Prestando servizio come ministrante nella chiesa delle monache Carmelitane Scalze, incontrò padre Antonio Carvi, carmelitano scalzo, esclaustrato a causa della soppressione degli ordini religiosi. Questo contatto favorì il suo ingresso, a diciott’anni, tra i Carmelitani Scalzi. Emise la professione religiosa il 30 agosto 1883 e assunse il nome di Silverio di San Luigi Gonzaga; fu poi ordinato sacerdote il 31 marzo 1888. Ebbe vari incarichi di responsabilità nei conventi catalani, salvo un quinquennio trascorso a Cuba. A causa della guerra civile spagnola, anche la comunità dove si trovava venne dispersa; insieme ai frati professi, rimase fino all’incendio della chiesa del convento. Cercò rifugio da amici e in albergo, ma cercava, quando possibile, di tornare al convento. Fu arrestato appena arrivò a Lérida, il 27 luglio 1936. Dopo un mese di carcere, il 20 agosto, venne estratto insieme al confratello padre Francesco dell’Assunzione e a don Pablo Segalà Solé, fratello di sangue di quest’ultimo: con loro venne fucilato presso il cimitero di Lérida e sepolto in una fossa comune. Inclusi nella causa di beatificazione che comprendeva altri due confratelli Carmelitani Scalzi, vennero beatificati a Tarragona il 13 ottobre 2013, sotto il pontificato di papa Francesco.



Jaime (in catalano, Jaume) Perucho Pontarró nacque il 12 marzo 1864 a Corroncui, nel comune di Pont de Suert, nella comarca di Alta Ribagorça in Catalogna, ricevendo nello stesso giorno il Sacramento del Battesimo, nella chiesa parrocchiale. Era figlio di Jaime Perucho e Francisca Pontarró.
Aveva pochi anni quando rimase orfano del padre e, pochi anni dopo, anche della madre; fu quindi accolto da una ricca famiglia del villaggio. Ancora piccolo, lavorò come aiutante di alcuni pastori e imparò a leggere intorno ai dieci anni.
Dopo un’infanzia felice ricevette la Cresima il 28 luglio 1877, nella parrocchia di San Gil de Piñana. Successivamente, la sua inclinazione allo studio lo spinse a lasciare il paese per andare a studiare a Lérida, in Seminario.
Prestando servizio come ministrante nella chiesa delle monache Carmelitane Scalze, incontrò padre Antonio Carvi, carmelitano scalzo, esclaustrato a causa della soppressione degli ordini religiosi, avvenuta nel 1835.
A diciotto anni entrò tra i Carmelitani Scalzi, iniziando nel 1882 il noviziato presso il Deserto (eremo carmelitano) di Las Palmas. Emise la professione religiosa il 30 agosto 1883 e assunse il nome di Silverio di San Luigi Gonzaga.
Dopo aver iniziato gli studi di filosofia, sempre al Deserto di Las Palmas, e averli completati a Valencia, fu ordinato sacerdote il 31 marzo 1888. Proseguì la formazione studiando Morale e Diritto Canonico ad Ávila.
Nel 1891 fu assegnato al convento di Tarragona e nel 1897, quando era superiore a Valencia, fu nominato, in ottobre, vicario di Tarragona e nel dicembre dello stesso anno, superiore di Barcellona.
Destinato alle missioni che i Carmelitani Scalzi avevano a Cuba, dal 1904 al 1909 visse nel convento di Matanzas. Ritornato in Spagna, fu inviato nelle comunità di Badalona, Barcellona e Tarragona. Tra il 1923 e il 1927 fu nominato superiore del convento di Tarragona, dove organizzò gruppi per laici adulti e giovani e diresse la Confraternita di Gesù Bambino di Praga.
Nel 1927 divenne maestro dei novizi, mantenendo tale incarico fino allo scoppio della guerra civile. Padre Silverio era molto amato dai suoi novizi, che l’avevano soprannominato “Padre pozzi e cisterne” perché seppe far fronte alla carenza di acqua nei conventi di Tarragona e Badalona.
Con lo scoppio della guerra civile spagnola nel 1936, il priore, padre Pietro di Sant’Elia, organizzò la partenza dei diciannove novizi, distribuendoli in diverse case di amici della comunità. Invece gli altri frati rimasero fino a poche ore prima dell’incendio appiccato alla chiesa del convento.
A quel punto, padre Silverio si rifugiò a casa di un suo amico, il dottor Mosén Avellà. Nei giorni successivi fu ospite di altri amici, fino a riparare all’Hotel Internazionale. In quel periodo tornò più volte al convento, pensando di poter ancora recuperare il denaro della comunità. Il proprietario dell’albergo gli pagò il biglietto del treno, così partì per Lérida. Tuttavia, fu arrestato al suo arrivo in città, il 27 luglio 1936.
Dopo quasi un mese di permanenza nel carcere di Lérida, il 20 agosto fu estratto dalla prigione insieme al confratello padre Francesco dell’Assunzione e a don Pablo Segalà Solé, fratello di sangue di quest’ultimo. Vennero quindi fucilati di fronte a una fossa comune nel cimitero cittadino. Lo stesso giorno avvenne la fucilazione di altre settantasette persone tra religiosi e sacerdoti; vennero tutti sepolti nella fossa comune.
Padre Silverio, padre Francesco e don Pablo furono inclusi nella stessa causa di beatificazione e canonizzazione, che comprendeva anche padre Giovanni di Gesù e fra Bartolomeo della Passione, della comunità dei Carmelitani Scalzi del santuario di Santa Teresa del Bambino Gesù a Lérida.
La fama del loro martirio diffusa nella comunità ecclesiale portò, dopo l’ottenimento del relativo nulla osta, allo svolgimento del processo informativo che si svolse tra il 1952 e il 1954 presso la diocesi di Lérida. La validità di tale processo venne riconosciuta con decreto del 31 gennaio 1992.
Dopo la presentazione della “Positio super martyrio” alla Congregazione delle Cause dei Santi, nel 2000, si tenne la riunione particolare dei Consultori teologi il 4 dicembre 2010, che espressero parere favorevole.
I cardinali e i vescovi membri della Congregazione, riuniti in sessione ordinaria il 7 maggio 2013, riconobbero che i quattro carmelitani scalzi e il sacerdote diocesano erano stati uccisi per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Il 3 giugno 2013 papa Francesco autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il loro martirio.
La loro beatificazione venne celebrata presso il Complesso Educativo di Tarragona il 13 ottobre 2013, presieduta dal cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato del Santo Padre. Nella stessa celebrazione furono elevati agli altari in tutto cinquecentoventidue martiri spagnoli del XX secolo, la cui memoria liturgica venne fissata al 6 novembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2021-05-08

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