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Beato Antonino Martínez-Santos Ysern Novizio domenicano, martire

27 luglio

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Campo de Criptana, Spagna, 9 novembre 1914 – Alcázar de San Juan, Spagna, 27 luglio 1936

Antolín Martínez-Santos Ysern nacque il 9 novembre 1914 a Campo de Criptana, in diocesi di Ciudad Real, Da bambino fu membro della Crociata Eucaristica, diventando presidente del gruppo di cui faceva parte. Successivamente s’iscrisse alla Gioventù di Azione Cattolica. Dopo il liceo si trasferì a Madrid, per studiare medicina sulle orme di suo padre. Durante le vacanze estive del secondo anno, però, manifestò ai familiari di voler entrare nella Compagnia di Gesù. Pochi giorni prima dell’ingresso si orientò verso l’Ordine dei Predicatori, ovvero i Domenicani. Stava svolgendo l’anno di noviziato, quando scoppiò la guerra civile spagnola. Fra Antolín era insieme agli altri religiosi studenti, fratelli cooperatori (religiosi non sacerdoti) e padri che non erano partiti per le vacanze estive, nel luglio 1936. Condivise con la comunità le perquisizioni e le vessazioni, culminate con l’evacuazione forzata dal convento. Il 21 luglio ricevette un salvacondotto falso per poter tornare alla casa paterna. Venne però imprigionato a Manzanares, poi di nuovo ad Alcázar de San Juan, dove fu incarcerato con altri religiosi francescani e trinitari. Venne ucciso verso l’una del mattino del 27 luglio, a ventuno anni; non fu possibile identificare i suoi resti mortali. Gli altri diciannove frati, invece, vennero assassinati tra il 30 luglio e il 14 agosto 1936. I venti domenicani di Almagro furono beatificati nella cattedrale di Siviglia il 18 giugno 2022, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del XX secolo.



I primi anni
Antolín Martínez-Santos Ysern nacque il 9 novembre 1914 a Campo de Criptana, in diocesi di Ciudad Real, figlio primogenito di Salvador, medico, e di Amalia. Fu battezzato il 15 novembre 1914 e cresimato nel novembre 1925.
Frequentò la scuola dell’infanzia delle Domenicane dell’Annunciata. Da bambino fu membro della Crociata Eucaristica, diventando presidente del gruppo di cui faceva parte. Successivamente s’iscrisse alla Gioventù di Azione Cattolica.
In seguito frequentò il liceo, prima nel cosiddetto Collegio Ispano, poi in quello Teresiano, come attestava suo padre. Nell’anno scolastico 1932-1933 si trasferì a Madrid per studiare medicina. In lui, sempre secondo suo padre, si manifestava un’anima eletta, incline alla spiritualità.

La svolta della vocazione
Terminato l’anno 1933-1934, mentre era in famiglia per trascorrere le vacanze estive, manifestò la svolta che voleva dare alla sua vita: desiderava chiedere di entrare nella Compagnia di Gesù. Prese accordi con i Gesuiti di Ciudad Real, ma, pochi giorni prima dell’ingresso, si orientò verso l’Ordine domenicano.
Aiutato da fra Francisco Barbado Viejo, futuro vescovo di Salamanca, entrò nel convento della Madonna del Rosario di Almagro, in diocesi di Ciudad Real, il 2 novembre 1934. Sin dal primo momento espresse la propria soddisfazione di trovarsi in una comunità religiosa; col passare del tempo divenne sempre più sicuro che quello fosse il luogo che Dio voleva per lui. L’8 settembre 1935, sempre ad Almagro, cominciò la sua vita da religioso.

I Domenicani di Almagro all’inizio della guerra civile spagnola
All’inizio del luglio 1936, la metà dei membri della comunità del convento della Madonna del Rosario di Almagro era in vacanza presso altri conventi. Rimanevano quindi alcuni religiosi studenti, fratelli cooperatori (religiosi non sacerdoti) e padri.
Il 21 luglio, tre giorni dopo la rivolta militare che aveva dato inizio alla guerra civile spagnola, svariati membri dell’Ateneo Libertario diedero fuoco alla chiesa della Madre di Dio. Molti frati, che avevano assistito all’incendio dall’interno del convento, corsero a cercare di spegnerlo, ma gli aggressori li cacciarono via con disprezzo. Il sindaco, Daniel García Pozo, andò a trovarli per proporre loro di uscire dalla città. Durante la notte, il convento fu perquisito, in cerca di armi.

L’evacuazione forzata
Il giorno dopo, i frati si radunarono per prendere un caffè in onore di santa Maria Maddalena, patrona del loro Ordine. Erano ormai consapevoli di essere in mezzo a un’autentica persecuzione, mirata contro sacerdoti e religiosi.
Lo stesso giorno si presentarono alcuni estremisti a domandare quanti fossero e dove si trovassero gli assenti. Di fronte al comportamento dei frati, li minacciarono: avrebbero incendiato il convento, durante quella stessa notte, con loro dentro.
Dal canto suo, il sindaco cercava di fare in modo che la loro uccisione avvenisse al di fuori del territorio che cadeva sotto la sua giurisdizione. Continuò quindi a presentarsi al convento, insistendo affinché se ne andassero, dichiarandosi disposto anche a offrire dei salvacondotti per farli uscire dalla città.
Il 24 luglio, ormai spazientito, intimò ai frati di abbandonare il convento. Padre Ángel Marina Álvarez, il Priore in carica, riunì la comunità rimasta e, tra la commozione di tutti, distribuì le Sacre Specie per sottrarle al rischio di profanazioni.
L’evacuazione iniziò il giorno seguente. La maggior parte dei frati trovò rifugio in case private: questo fatto non era gradito ai membri dell’Ateneo Libertario, che così li avrebbero potuti controllare con meno facilità.
Per tale ragione, il sindaco ordinò che venissero radunati in una casa disabitata, che si trovava di fronte alle rovine della chiesa della Madre di Dio. Obbligò poi padre Natalio Camazón Junquera a consegnargli i libri del convento.

Il tempo della prigionia
Appena sistematisi nella casa, i frati si organizzarono per potersi procurare da mangiare. Dato che il convento era nei pressi, ogni giorno i due fratelli cooperatori incaricati della cucina, fra Arsenio de la Viuda Solla e fra Matteo de Prado Fernández, vi rientravano per cucinare e portare i pasti agli altri.
Intanto, dall’esterno non arrivavano notizie totalmente buone: i frati le venivano a sapere perché i carcerieri davano loro i giornali, maltrattandoli e usando contro di loro parole sacrileghe e insulti.

Il martirio di fra Antolín e di altri diciannove frati
Il 21 luglio, fra Antolín ricevette un salvacondotto falso per poter tornare alla casa paterna. Venne però imprigionato a Manzanares, poi di nuovo ad Alcázar de San Juan, dove fu incarcerato con altri religiosi francescani e trinitari. Venne ucciso verso l’una del mattino del 27 luglio, a ventuno anni; non fu possibile identificare i suoi resti mortali.
Altri diciannove frati del suo stesso convento, che avevano cercato rifugio in case private, vennero obbligati a radunarsi in una stessa casa non lontana dal convento. Muniti di salvacondotti, alcuni di essi partirono per Ciudad Real, ma un primo gruppo venne fermato a Miguelturra e assassinato sui binari della stazione ferroviaria, il 30 luglio.
Una scena analoga si ripeté il 3 agosto, quando tre giovani frati vennero fatti scendere dal treno alla stazione di Manzanares, condotti in prigione e quindi fucilati contro il muro di cinta del locale cimitero.
I frati rimasti, nella notte tra il 13 e il 14 agosto, vennero portati via da un gruppo di armati e condotti poco fuori da Almagro per essere fucilati. Tra di essi c’era fra Fernando García de Dios, fratello cooperatore, che aveva ricevuto l’abito domenicano insieme a fra Antolín.

La prima fase della causa di beatificazione e canonizzazione
I frati di Almagro, negli anni seguenti, furono circondati da continua fama di martirio. L’inchiesta diocesana della causa intestata a padre Ángel Marina Álvarez e diciannove compagni si svolse nella diocesi di Ciudad Real dal 1995 al 1999; gli atti dell’inchiesta furono convalidati il 23 giugno 2000.
La “Positio super martyrio”, consegnata nel 2013, venne esaminata anzitutto dai Consultori Storici, il 10 giugno 2014. La discussione sull’effettivo martirio invece iniziò con il Congresso Peculiare dei Consultori Teologi, i quali, il 23 ottobre 2018, si pronunciarono a favore. Anche i cardinali e i vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi, il 10 dicembre 2019, confermarono che l’uccisione dei frati era avvenuta a causa della loro fedeltà alla Chiesa.

Il decreto sul martirio e la beatificazione
L’11 dicembre 2019, ricevendo in udienza il cardinal Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco autorizzò il decreto sul martirio.
Prima della beatificazione, il 2 giugno 2022, i resti mortali della maggior parte dei martiri, custoditi nella chiesa del convento dell’Assunzione di Calatrava de Almagro (che i Domenicani hanno lasciato nel 2017), sono stati sottoposti a ricognizione canonica, quindi traslati nella chiesa di San Tommaso d’Aquino a Siviglia.
La beatificazione di padre Ángel Marina Álvarez e compagni si svolse il 18 giugno 2022, nella cattedrale di Siviglia, nella Messa presieduta dal cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, come inviato del Santo Padre.
Nella stessa celebrazione furono elevati agli onori degli altari anche cinque Domenicani di Almería, nella cui causa era compreso un Terziario domenicano, e suor Ascensione di San Giuseppe, Domenicana contemplativa.
La memoria liturgica dei ventisette domenicani fu fissata al 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del XX secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2022-08-09

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