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Silvestro II Papa

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Belliac, Alvernia (Francia), 940-945? – Roma, 12 maggio 1003

(Papa dal 02/04/999 al 12/05/1003)
Nato in Francia, nell'Alvernia, aveva fama di persona coltissima. Eletto pontefice, attese immediatamente a rimettere ordine nella Chiesa, occupandosi soprattutto delle nomine dei vescovi e a far cessare gravi dissidi in Germania e in Italia, dando prova sempre di grande saggezza. Di questo papa sono rimasti molti scritti, quasi tutti inediti.


Verso la fine del ‘secolo oscuro’ del Papato, cioè il secolo X, durante il quale governarono ben 25 papi con una media di 4 anni ciascuno, ma molti governarono per molto meno e non tutti morirono nel loro letto, salì al trono di Pietro nel 999, il francese Gerberto d’Aurillac, che sebbene governasse anche lui appena 4 anni, lasciò di sé vasta fama di grande erudito e possibile mago.
Gerberto nacque a Belliac in Alvernia (Francia) tra il 940 e il 945, dotato di vivacissima intelligenza fin dalla più tenera età, verso il 952 fu accolto come monaco nella vicina abbazia benedettina di Aurillac, poi improvvisamente stancatosi della vita monastica lasciò l’abbazia e si recò in Spagna, attratto dai misteri della cultura religiosa araba.
Frequentando la scuola del monaco Attone di Vich in Catalogna, apprese le prime nozioni islamiche, filtrate dall’insegnamento cristiano, ma non escluse la frequentazione dei circoli dei saggi musulmani della regione, per conoscere i segreti dell’arte magica genuina.
Su questa esperienza fra i musulmani e sulla sua presunta arte di mago, con tutto il contorno di contatti con il demonio, la necessaria se pur provvisoria apostasia richiesta dai saggi arabi per accedere ai segreti della magia, ecc. sono state fatte svariate supposizioni e fiorite molte leggende, che non staremo qui a considerare.
Nel 970, Gerberto d’Aurillac seguì il monaco Attone a Roma, preceduto dalla fama della sua cultura, straordinaria per il tempo in cui viveva e presentato al papa Giovanni XIII (965-972) e all’imperatore Ottone I (912-973), che gli affidò l’educazione del figlio.
Il papa fortemente impressionato della sua intelligenza, gli fece conferire dall’imperatore Ottone II (955-983), l’abbazia di Bobbio (Piacenza), qui Gerberto nel 983, aprì una scuola che divenne subito famosa, suscitando le invidie dei colleghi; accusato d’infedeltà verso l’imperatore, dovette fuggire e riparare in Francia.
Fu la prima di molte fughe, che costellarono la sua vita anche da papa; fu a Reims, chiamato dall’arcivescovo Adalberone come docente di filosofia e consigliere, la scuola di Reims da lui rinnovata, divenne un focolare di cultura, Gerberto raccoglieva libri, si occupava di geometria, storia, astronomia, fisica, logica e poesia e la sua fama raggiunse livelli europei.
Alla morte del suo arcivescovo Adalberone nel 989, Gerberto prese il suo posto su indicazione di un concilio indetto da nobili di Reims.
Ma papa Giovanni XV (985-996) invalidò la nomina e Gerberto dovette fuggire, recandosi a Pavia alla corte del defunto giovane imperatore Ottone II, presso l’imperatrice madre Adelaide, qui conobbe anche la giovane vedova Teofanie, reggente fino al 996, in nome del figlioletto Ottone III.
Seguirono altri spostamenti alla corte del giovane Ottone III (980-1002) a Magdeburgo, del quale divenne maestro e consigliere e da qui ripartirà completamente riabilitato nel 998, come arcivescovo di Ravenna.
La sua grande esperienza negli affari ecclesiastici e l’appoggio dei sovrani Ottoni, fecero si che alla morte di papa Gregorio XV (996-999), venisse eletto papa il 2 aprile del 999, con il nome di Silvestro II.
Il periodo non era dei più tranquilli, la Germania era travagliata dalle lotte tra i vescovi, in Italia Cesena rifiutava il riconoscimento dell’autorità della Santa Sede, gli abitanti di Tivoli si erano ribellati, Roma stessa era in preda all’insurrezione, su tutto aleggiava il terrore di fine millennio, che angustiava i popoli di allora.
Ma Silvestro II non si perse d’animo, cercò più volte di riportare alla calma e alla ragione i ribelli, appoggiato in questo dall’imperatore Ottone III, che si era insediato sull’Aventino, assumendosi il compito di protettore del papa e nel contempo esercitando un rigido controllo sulla Chiesa.
Con Silvestro II la cristianità si allargò prendendo nuovo slancio, specie in Polonia ed Ungheria; primo papa nella storia lanciò un appello agli Stati europei per liberare il Santo Sepolcro dai musulmani, che spesso impedivano i pellegrinaggi dei cristiani in Terra Santa, ma il tempo non era maturo per una crociata, che si realizzerà poi nel 1096, quasi un secolo più tardi, con papa Urbano II.
Seguirono in quei pochi anni sommosse contro il potere papale e continui interventi pacificatori dell’imperatore, che peraltro dovette tornarsene in Germania.
Il papa fu costretto a fuggire più volte ad Orte, a Todi, a Ravenna, sempre sotto la protezione di Ottone III il quale ormai guerreggiava con vendetta, contro l’Italia Meridionale e Roma stessa.
L’imperatore morì il 21 gennaio 1002 a 22 anni, dopo essere fuggito da Roma in rivolta contro l’Impero e sepolto ad Aquisgrana accanto a Carlo Magno.
Papa Silvestro II rimasto solo, privo dell’appoggio del giovane sovrano defunto, non poté contare sui suoi successori, per il clima caotico che si instaurò in Germania. Del resto non sopravvisse molto al suo regale allievo, perché morì a Roma il 12 maggio 1003.
Sulla sua morte sono fiorite alcune leggende in parte legate alla diceria di essere un mago; egli aveva interrogato il suo “Golem” in parole povere la coscienza stessa di Silvestro, in una sorte di autoipnosi che parla e risponde; la domanda fu: “Morirò prima di cantar Messa a Gerusalemme?” e il ‘Golem’ rispose di no, a questo punto Silvestro si convinse di poter stare tranquillo, perché dipendeva solo da lui andare o no a Gerusalemme.
Ma egli giorni dopo, si recò a celebrare Messa nella venerata chiesa romana di Santa Croce di Gerusalemme, al termine del rito si sentì male e allora capì che il ‘Golem’ aveva avuto ragione e morì quel giorno stesso.
Poco prima, sentendosi morire, radunò intorno a sé il clero e dispose che il suo cadavere fosse posto su un carro trainato da buoi e di essere sepolto lì dove i buoi liberamente l’avessero portato.
Gli animali si fermarono nell’atrio della chiesa del Laterano e lì fu sepolto; nonostante quanto detto si suppone che il papa sia morto assassinato con il veleno, nulla di più facile a quei tempi.
La tradizione dice che dalla sua tomba nell’imminenza della morte di un papa, fuoriuscisse una certa quantità di acqua, questo fino al 1864, quando il sarcofago venne aperto e il papa comparve intatto e vestito dei paramenti pontificali.
Ma fu solo un attimo, al contatto con l’aria tutto si ridusse in cenere e tutt’intorno si sparsero i profumi dell’imbalsamazione.
Si disse allora che era l’ultimo segno di magia di questo papa, che visse circondato dall’alone di essere un mago oltre che uomo di eccelsa intelligenza e sapere.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-07-19

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