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San Gelasio I Papa

21 novembre

Sec. V

(Papa dal 01/03/492 al 21/496)
Africano, presiedette nel 494 il sinodo nel quale fu redatto il decreto che porta il suo nome e che distingue i libri rivelati accettati dalla Chiesa cattolica da quelli considerati come apocrifi.

Martirologio Romano: A Roma presso san Pietro, san Gelasio I, papa, che, insigne per dottrina e santità, onde evitare che l’autorità imperiale nuocesse all’unità della Chiesa, illustrò con vera profondità di analisi le prerogative dei due poteri, temporale e spirituale, sostenendo l’esigenza di una mutua libertà; spinto dalla sua grande carità e dai bisogni degli indigenti, per soccorrere i poveri morì egli stesso poverissimo.

Ascolta da RadioVaticana:
  

È uno strenuo difensore della fede e un tenace maestro di dottrina. Oriundo dell’Africa romana ma romano di spirito («sicut romanus natus», scrive di sé), Gelasio («colui che irride», dal greco) sale al soglio pontificio mentre in Italia cambia la dominazione straniera: Teodorico infatti inaugura - con la strage d’Odoacre e della sua famiglia - il suo regno, che sarà trentennale.
Oltre che dalla peste e dalla fame, in quegli anni Roma è scossa anche da un fenomeno - e relativa polemica - stravagante. Ecco quale. Ai piedi del Palatino si apre ancora la buia caverna che la leggenda ha identificato come il luogo di Romolo e Remo allattati dalla lupa: la festività dei lupercali che si celebra ogni anno in onore dell’allattamento di Romolo e Remo degenera sempre più, fino a diventare delle vere e proprie orge. Già i predecessori di Gelasio hanno protestato contro quest’ultima superstizione pagana, ma inutilmente. Invece la plebe, ma sostenuta anche da alcuni senatori, sosteneva che le catastrofi capitate a Roma erano dovute all’abbandono del vecchio culto propiziatorio. Ma ecco che Gelasio ha successo dove nessun Papa è riuscito: con dottrina e con precisione scrive un imponente e inattaccabile trattato contro quella cre­denza, condannando totalmente le pratiche immorali: dopo questa iniziativa, non ci sono più segni di costumanze pagane.
La stessa fermezza il Pontefice la dimostra con gli Imperatori e i patriarchi orientali nella questione dello scisma di Acacio e contro l’«Enotico».
Mantiene rap­porti collaborativi con Teodorico e con gli Imperatori d’Oriente, partendo però dal presupposto indiscutibile del primato romano. In una lettera all’imperatore Anastasio I pone inequivocabilmente la distinzione dei due poteri di origine divina: l’autorità dei Papi e quella dei Re, indipendenti ciascuna nel proprio ambito, però, sottolinea Gelasio I, la supremazia assoluta spetta a colui che Cristo ha messo a capo di tutto e tutti, riconosciuto come tale dalla Chiesa.
Gelasio nei suoi quattro anni di pontificato indebolisce e annulla gli ultimi residui del paganesimo, smorza definitivamente il mani­cheismo in Roma e il pelagianesimo tornato qua e là, nel Piceno e in Dalmazia. Scrive sei trattati teologici contro il monofisismo e lo stesso pelagianesimo, e poi molte lettere. I suoi formulari liturgici sono l’origine del «Sacramentario gelasiano», e vari suoi principi in materia ecclesiastica diventeranno punti fermi del Diritto canonico, e saranno anche inseriti nella costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II.
Dopo la sua morte verrà sepolto nella Basilica di San Pietro. 


Autore:
Domenico Agasso Jr.


Fonte:
www.vaticaninsider.lastampa.it

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Aggiunto il 2012-11-21

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