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> Home > Sezione (Sezione Papi) > Servo di Dio Benedetto XIII (Pier Francesco Orsini) Condividi su Facebook Twitter

Servo di Dio Benedetto XIII (Pier Francesco Orsini) Papa

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Gravina di Puglia (BA), 2 febbraio 1650 Roma, 21 febbraio 1730

(Papa dal 04/06/1724 al 21/02/1730)
Nato a Gravina, domenicano, diede l'esempio di una vita veramente ascetica, conservando la sua veste da religioso, e non si risparmiò mai nell'esercizio delle sue funzioni sacerdotali. Fondò l'Università di Camerino. Gli abusi del Cardinale Coscia, suo protetto, oscurarono il suo pontificato.



Pier Francesco Orsini, nacque a Gravina di Puglia (BA) il 2 febbraio 1650, figlio del duca Ferdinando Orsini e di donna Giovanna Frangipane della Tolfa, visse nella città natale fino ai 17 anni.
Orfano del padre nel 1658, quando aveva si e no otto anni, fu educato dalla duchessa sua madre, donna di grande carità, che si adombrava tutta se la chiamavano ‘eccellenza’, scevra dalle vanità mondane tipiche del suo rango, era generosa nel soccorrere i poveri di Gravina, specie se sacerdoti e religiosi, inviando indumenti, cibo, frutta, legna e denaro, dal convento da lei stessa fondato delle Domenicane, nel quale entrerà a 52 anni nel 1676 prendendo il nome di suor Maria Battista dello Spirito Santo, e dove morirà il 22 febbraio 1700, assistita dal figlio ormai cardinale.
Il giovane Pier Francesco, vincendo la contrarietà dei familiari, volle entrare come religioso nell’Ordine dei Predicatori (Domenicani) a venti anni; nel 1670 era nel convento domenicano di Bologna con il nome di fra Vincenzo Maria Orsini.
La sua nobile origine ed il residuo di un nepotismo ancora imperante e di cui la madre fu artefice primaria, gli portò la nomina a cardinale; carica, che egli giovane sacerdote domenicano dal 1671, aborriva; scrisse al vescovo di Gravina in tono perentorio che non avrebbe accettato nessun cappello cardinalizio o vescovile, perché gli bastava l’amato cappuccio di frate domenicano.
Ma il 1° marzo 1672 papa Clemente X (1670-76) gli impose di accettare la nomina cardinalizia; il ‘cocciuto e focoso’ frate Orsini rifiuta, a questo punto interviene il Maestro Generale dell’Ordine che in virtù dell’obbedienza e sotto pena di scomunica, gli ingiunge di accettare la carica entro tre ore; a questo punto Vincenzo Maria Orsini ubbidisce, aveva solo 22 anni; non bisogna meravigliarsi, ma l’influenza delle famiglie patrizie in quei secoli, era molto determinante e l’età del prescelto non era un ostacolo.
Ventitreenne dovette lasciare la desiderata e voluta vita claustrale per recarsi nella Roma barocca di papa Clemente X, a ricoprire la carica di Prefetto della Congregazione del Concilio e di Esaminatore dei Vescovi.
Ma se dovette rivestire la dignità cardinalizia, volle d’altra parte rimanere sempre un frate, a cui era stato proibito da religioso, fra l’altro di addottorarsi negli studi giuridici all’Università di Padova e per rispetto di questo ordine del suo Superiore, non volle farlo nemmeno da cardinale, vincendo il suo forte temperamento.
Il 3 febbraio 1675 resasi vacante la sede episcopale di Manfredonia (FG), fu consacrato vescovo della diocesi pugliese ad appena 25 anni, avendo rifiutato sia Tivoli, sia quella metropolitana di Salerno. Dopo cinque anni di governo riformatore, se non proprio ‘rivoluzionario’, dove oltre che vescovo si sentiva soprattutto un parroco, esperienza diretta con i fedeli che gli mancava, ebbe parecchi contrasti con invadenti funzionari del Viceregno e Legati spagnoli, per cui il nuovo papa Innocenzo XI (1676-89), con la mediazione del cardinale Paluzzo Altieri suo protettore e legato alla sua famiglia, gli fece accettare la sede vescovile di Cesena il 22 gennaio 1680, che era fuori del Regno di Napoli, ma appartenente allo Stato Pontificio.
Ma la permanenza nella città romagnola non fu lunga, in sei anni poté dimorarci poco più di due anni, perché il clima, l’acqua, non giovarono alla sua salute, procurandogli due gravi e lunghe malattie fra cui la quartana, che lo costrinsero a stare lontano dal vescovado per lunghi periodi, per curarsi ad Ischia e Napoli; non furono estranei al suo trasferimento i dissapori e controversie che le Autorità laiche, ebbero con il severo vescovo, il quale soleva dire che non aveva alcuna voglia di “umiliare il suo pastorale al potere laicale” e contro certi scogli era sempre disposto a “rompere prima il capo che il pastorale”.
Lo stesso papa Innocenzo XI, accoglie le sue richieste di trasferimento e lo nomina quale arcivescovo metropolita di Benevento, sede da lui tanto desiderata e che amerà per 44 anni; così il 30 maggio 1686 a dorso di un cavallo bianco entrò nella città sannita, già sede vescovile di s. Gennaro e di s. Barbato e il cui governo volle conservare, caso eccezionale, anche una volta eletto papa.
La sua fu un imponente opera di pastore, tenne 44 sinodi in 44 anni di episcopato beneventano, tutti regolarmente stampati e diffusi in ogni parrocchia della diocesi, realizzando così un coinvolgimento e una partecipazione più ampia ai problemi della vita ecclesiale, raccogliendo in una periodica solenne assemblea tutto il clero, che ‘comunitariamente’ avesse preso coscienza della realtà locale e che insieme al vescovo, si fosse fatto più responsabile della cura delle anime.
Uomo di profonda cultura, socio di varie Accademie di studio, visse la sua austera e colta vita di vescovo nell’epoca tra il barocco ed il secolo dei Lumi; la concezione episcopale di Vincenzo Maria Orsini, la sua pastoralità, avevano profonde radici e tenacemente sorrette da una grande passione d’amore per Dio, per la Chiesa, per le anime a lui affidate.
Come uomo di carità, basti citare l’episodio che in un rigido giorno invernale a Benevento, non lo si trovava nelle sue stanze, ritrovandolo infine rannicchiato, tutto tremante dal freddo e seminudo, in un angolo del cortile; soccorso dagli spaventati collaboratori, disse con un sorriso, che aveva donato tutto ad un povero quasi spogliato che moriva dal freddo.
Alla morte del papa Innocenzo XIII partecipò al conclave per l’elezione del nuovo pontefice, ma contrariamente ai quattro precedenti conclavi cui aveva partecipato, questa volta non poté ritornare alla sua diletta Benevento, perché venne eletto papa, nonostante le sue resistenze, il 4 maggio 1724 a 75 anni, prendendo il nome di Benedetto XIII; sedicesimo della lista dei papi regnicoli (termine usato allora per indicare chi era nato o risiedeva nel Regno di Napoli).
Governò la Chiesa per quasi sei anni e come già detto non lasciò il governo della diocesi beneventana; in occasione del 17° giubileo del 1725, inaugurò la splendida scalinata di Trinità dei Monti a Roma, canonizzò s. Luigi Gonzaga e s. Stanislao protettore della Polonia.
Nel 1727 e nel 1729 ritornò a Benevento per alcuni mesi, nonostante il parere contrario della Curia Romana, che temeva volesse trasferire lì la Sede Pontificia. Volle tenere per Roma nel 1725 un Sinodo, che da tanto tempo non veniva indetto, per suscitare la spiritualità e la collaborazione nel clero della Città Eterna.
Si può dire di lui che Vincenzo Maria Orsini, duca per nascita, frate per vocazione, cardinale per volere materno e papa suo malgrado, passò da un tipo di vescovo del Mezzogiorno, a un ‘modello’ del vescovo - e così fu ritenuto - già in vita natural durante, a differenza di s. Carlo Borromeo che in epoca tridentina lo divenne dopo morto.
E in un freddo inverno di Roma, nell’ultimo giorno di Carnevale, il 21 febbraio 1730, papa Benedetto XIII morì santamente e per non disturbare il popolo impegnato nelle strade a festeggiare il Carnevale, per lui non suonarono le campane a morto.
Stranamente le date significative della sua vita, nascita, ordinazione sacerdotale ed episcopale, morte, avvennero tutte nel mese di febbraio.
La causa per la sua beatificazione è stata aperta il 21 febbraio 1931 dall’Ordine Domenicano.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2003-02-04

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